
Martedi 17 Maggio 2005 ore 08:31:27
Una giornata come tutte le altre, caldo estivo, sole cocente, vado al French cafe' per mangiare e per leggere qualche news dall'Italia. Arrivo e dalla strada intravedo, seduto dentro, un volto familiare. Son caduti gli stereotipi sui cinesi tutti uguali, e cosi' dopo pochi secondi passati a ricercare tra le ragnatele di neuroni dove avevo visto quel volto ecco che trovo il file, si tratta di Attore n.1 della pubblicita' per il dentifricio (vedi blog del 4 Marzo). Lui mi vede, mi chiama e mi invita a sedermi. Dopo una conversazione lunghissima, fatta tutta di ripetizioni e mimica riesco a capire quello che la mia conoscenza del cinese mi impediva. Sta cercando una persona per una pubblicita'. La conversazione procede tra un succo di frutta ed una bottiglietta d'acqua e nel bene o nel male capisco quello che vuole. Alle 15 c'e' un incontro presso il Yunnan Film Studio, dove saranno presenti anche le altre persone per un casting. Mi da' il suo biglietto da visita, ora Attore n.1 ha un nome, il suo nome e' He Tai Pin. (Robert Polsen, il suo nome e' Robert Polsen! ndTylerDurden). Cosi' ci diamo appuntamento al French Cafe' per le 14,00 e raggiungo Gabriele per mangiare con lui.
Ore 14, arrivo al French, lo vedo ed e' sempre solo, eppure da quel che m'ha detto, o da quel che ho capito, avrebbe dovuto esserci anche Tjasha (con cui ho fatto sempre la solita pubblicita' del dentifricio). Mi dice che possiamo andare, al mio "dov'e' il posto?" mi indica il suo mezzo di trasporto (piu' importante del dove e' il come, ndMorpheus). Cosi', come avrete gia' visto dalla foto, prendo posizione sul centauro e, tra le risate di Valeria, Rossana, Michal e Gabriele, ci allontaniamo. Il viaggio procede lentamente, avverto il senso di odio da parte del triciclo elettrico che e' costretto, causa la mole del sottoscritto, a faticare il triplo, per di piu' in salita. Velocita' di crociera pressocche' equivalente ad una camminata svelta, ma nessuno ci corre dietro (anche perche' correre dietro di noi sarebbe stato un controsenso). Giungiamo a destinazione, mi presenta vari tizi senza che riesca a capire che ruolo abbiano nell'organizzazione, ma poco importa. Mi siedo, aspetto. Aspetto, aspetto, aspetto. Scambio di poche parole con uno, altre parole con un altro, altre parole con un'altra. Non sapendo aggiungere argomenti ripetevo le stesse cose con persone diverse. Aspetto e continuo ad aspettare, ma aspettare cosa? Provo a chiedere, provo anche a capire cosa mi rispondono, ma non capisco. Intanto realizzo che rimarro' il solo straniero presente, che non deve venire nessun'altro straniero e che la mia speranza di ammazzare il tempo magari chiacchierando con qualcuno in inglese svanisce. Bene, anzi male, nessuno dei cinesi presenti parla una parola d'inglese e quindi, aspetto. Mi alzo, cammino, esco, rientro, scambio di sorrisi, aspetto.
Vedo una parete piena di foto, mi avvicino e comincio a vedere i volti di quella miriade di cinesi, uomini e donne di tutte le eta'. Tanti bei volti, belle ragazze e bei ragazzi, tutti estremamente sorridenti o comunque con visi belli e rilassati.
Continuo a guardare e mi torna alla mente un film patetico che ho visto tempo fa in Italia, One Hour Photo. Ripenso all'unica cosa che c'e' da prendere di quel film, l'osservazione riguardo alle foto che la stragrande maggioranza della gente scatta. Foto di momenti belli, visi sorridenti spesso anche su richiesta, anche quando il momento non e' proprio bello... Quasi volessimo lasciare ai posteri solo ricordi di cose belle, quasi le vite fossero senza problemi. Dovremmo fare piu' foto dei momenti brutti, e nessuno verrebbe preso da malinconia nel rivederle dopo tanti anni. Basta foto, vado a fare un giro, l'ennesimo. Camminando vedo le varie persone sedute ai vari tavoli, all'incrocio dello sguardo ecco che in tutti scatta un sorriso, quando poi mi giro, continuando pero' a guardare con la coda dell'occhio, ecco che il loro volto torna normale e la loro discussione riprende. Sono un alieno, sono alienato in mezzo a tanta cordialita'. Chi di voi ha visto Lost in translation capira' come mi sentivo. Ad ogni modo devo ammazzare il tempo, cosi' mi soffermo a guardare le locandine dei tre film fatti da questo studio:
Felling in love in Xishuangbanna
A woman called golden phoenix
The garden of happiness
Del primo mi colpisce subito il titolo sbagliato, continuo a guardare, ci sono foto tratte dal film, con ballerine in abiti tradizionali, si tratta di una produzione mirata alla promozione del territorio a cui hanno messo una trama giusto per farne un film.
Del secondo non so che dire, gia' il nome e' di per se' era divertente da ricordare.
La terza locandina, dal titolo alle foto presentava un filo di coerenza, tristemente patetico. Una grande foto al centro con un ragazzo cinese ed una ragazza "occidentale", l'uno vicino all'altra, intenti nel guardare una piantina in un vaso che il ragazzo tiene stretto tra loro due. Di contorno a quest'immagine altre scene prese dal film, con ragazzi cinesi e stranieri che insieme sorridono guardando pero la telecamera. Sembrano foto prese da un catalogo CTS, m'hanno sempre suscitato un grande sorriso disgustato.
Finito il tour di locandine, torno a sedere e aspetto. Arriva una coppia di genitori con la loro bambina vestina da bomboniera. Una bambina di circa 5 anni, estremamente carina e vivace. Cosi' guardo le persone presenti e penso a me. A me non me ne frega piu' di tanto di esser li' ma in qualcuno di quei volti intravedo una malcelata tensione, delle aspettative. Cosi' guardo la coppia di genitori, orgogliosi della loro bambina, mentre parlano con uno dei tizi che m'avevano presentato. Loro, adulti, parlano. Lei cerca di tenersi occupata ma la sua indole dovra' giocoforza scontrarsi con l'attesa. L'attesa la rendera' nervosa, l'attesa la rendera' insistente. E cosi' le coccole che le dedicavano all'inizio si sono trasformate in gesti di routine, distratti e senza calore. Ad attirare la mia attenzione e' una ragazza seduta in disparte, una ragazza cinese, una ragazza che avrebbe potuto parlare, chiedere e capire le risposte, ma che se ne stava in disparte, visibilmente annoiata. Dal suo atteggiamento emergeva chiaro e manifesto sia l'imbarazzo che la timidezza di trovarsi in quel luogo. Guardo lei e ritorno a pensare a me, a me li'. Che ci faccio? Sono l'alieno, sono l'occidentale che non per doti ne' per qualita' si trova in quel posto. Sono cosciente di cio' e dunque l'assenza di aspettative mi lascia contemplare ancora meglio la situazione. Pensare a tutto pur di far passare il tempo, pur di dare un calcio ben assestato a quelle lancette. Distrarsi aiuta, ma aspettiamo cosa? Se non c'e' un'ora da aspettare non esiste countdown e l'attesa sembra fine a se stessa. Sono di nuovo seduto al tavolo con gli illustri sconosciuti, quando si avvicina un signore con una bambina sulla decina di anni, il tizio guardando la bambina le dice "balla!" e lei guardando noi, comincia a ballare. Incredibile, rimango colpito piu' che dalla danza, una danza tradizionale cinese molto carina, da come la bambina abbia eseguito l'ordine senza imbarazzo e senza batter ciglio per poi correre a nascondersi dietro le gambe del tizio (probabilmente il padre) imbarazzata dall'applauso.
Passa il tempo e arriva un volto conosciuto, ho qualche difficolta' ad esser sicuro che si tratti di lei, ma quando le vedo le orecchie, ogni dubbio scompare si tratta della mia patner d'affari nella pubblicita' del dentifricio, della tipa a cui sanguinavano le gengive ed io, impietoso, dovevo dirle di usare il prodotto pubblicizzato. Arriva, stavolta vestita casual e rimango colpito dalle tette. Sembra che ora abbia una quarta. Ripenso ai negozi di biancheria da donna, ai reggiseni imbottiti e penso che qualcuno dovrebbe dir loro di piantarla. La pubblicita' non e' mai educativa. Il tempo passa ma nulla cambia, riprovo a chiedere cosa stiamo aspettando, la risposta non la capisco, finche', indicandomi una locandina mi indicano due caratteri cinesi, non li conosco ma ho realizzato che si tratta del regista. Nel frattempo l'attesa ha ormai stancato tutti, se prima ero solo a camminare per il parcheggio antistante allo studio, ora son tutti fuori, si chiacchiera e si scherza, riesco quasi ad intuire le battute cha fanno dal tipo di colorazione che assume il loro viso.
Ore 19
Ed e' proprio in quel momento che il regista arriva, un ragazzo molto giovane che con telecamera in mano chiedera' a ciascuno di parlare davanti all'obiettivo. Cosi', tutta la malcelata tensione dei candidati diventa manifesta, quando di fronte alla telecamera parleranno come robot. Quanto a me, non ho parlato ne' in cinese, ne' in inglese, ho parlato in italiano davanti alla telecamera lasciandomi scappare battute sul tipo di pomeriggio trascorso, nella speranza che nessuno mai traduca quello che ho detto.
Un pomeriggio passato cosi'... mi chiedo se ne sia valsa la pena, ma se penso che e' il modo migliore per parlare e sentire parlare cinese allora la risposta che mi do e' senz'altro si'.
E tutto sto pippone e' stato solo il "provino", se poi mi chiameranno per la pubblicita' allora si' che forse avro' cose piu' interessanti da raccontare. Anche perche' si tratta di uno spot per la promozione dello Yunnan, e dovrebbe coinvolgere belle localita' come la foresta di pietra, il golden temple e il lago del quale non ho ancora imparato il nome.
Vi faro' sapere, un abbraccio!
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