
Martedi 13 Dicembre 2005 ore 10:00:07
Uno sguardo al copione, poche righe, sembra facile.
Uno sguardo a lui, poche espressioni, sembra scemo.
Mi fanno una foto, uno sguardo a me nella foto, sono scemo.
Guardo altrove, vedo Romina e Fabrizio, mi consolo.
Ci hanno conciato per le feste, io compresso dentro un vestito piu' piccolo, Fabrizio affogato dentro un vestito piu' grande, Romina.... povera Romina, sembrava un abat-jour di finto antiquariato in una pensione della periferia di Milano.
A farci da contorno tanti cinesi indaffarati, la telecamera da spostare, le luci da controllare, gente che trucca e ritrucca l'attore principale, spruzzando acqua, mettendo fondotinta, aggiungendo gel, l'aiuto regista che parla col regista, l'aiuto truccatrice che parla con la truccatrice mentre trucca l'attore, l'attore che si guarda allo specchio mentre lo specchio sembra dargli buone notizie, sorride.
Noi aspettiamo, ovviamente ci hanno fatto venire 3 ore prima... forse per averci un po' con loro, per fargli compagnia, per farli sentire meno soli, ma forse no, non ci cagano di striscio.
Cosi' con Romina e Fabrizio ho modo di ripassare le battute, in inglese, da dire all'attore protagonista nel ruolo di tale Zhan....
Gia' ma chi sono io? qualcuno l'ha forse capito? Dalla divisa che mi fanno indossare sono un militare inglese (o americano?), sono arrogante e mi rivolgo a Zhan guardandolo con disprezzo e con fare superiore tento di ridicolizzarlo.
Chissa' di tutto questo quanto sia riuscito a trasmettere ma francamente non me ne importa proprio nulla.
La scena che stiamo girando e' comunque ambientata durante la seconda guerra mondiale, siamo in un locale fumoso, pieno di militari e uomini d'affari, brandy e sigari, ballerine e spogliarelliste, anche se di tutto questo non c'e' traccia.
Si respira solo il fumo di un incenso particolarmente lacrimogeno con cui hanno appestato la sala, io entro in scena durante un applauso con cui i presenti si congratulano con Zhan per gli ottimi tre lanci di freccette che hanno centrato il bersaglio. Entro in scena io, sorrido, sfilo una freccetta dal bersaglio e mi avvicino verso Zhan, gli consegno la freccetta mentre dalla tasca tiro fuori un centone (di non so che valuta) e con arroganza gli dico: "Zhan, this doesn't impress me, if you can hit this note, it's yours!" Lui si alza e raccoglie la sfida, l'atmosfera si fa tesa, o almeno avrebbe dovuto farsi tesa... Io mi dirigo verso il bersaglio, tengo la banconota mentre scambio battute con lui. Lui allora punta la banconota che tengo tra le mani e con un lancio straordinario la colpisce facendola volare a circa dieci metri di distanza e lasciandola conficcata nel legno. Allora io resto di sasso, lui mi passa accanto, accenna un sorriso, arriva vicino alla freccia, si volta verso di me, scimmiotta un saluto militare e se ne va.
E' cosi' l'arrogante generale inglese (o americano?) si e' preso la punizione che si meritava, ed io, nei panni del generale che si e' preso la punizione che si meritava prendo anche il compenso pattuito. Riprendo anche i miei vestiti, ritorno nei miei panni, raggiungo Romina e Fabrizio, taxi e casa.
Di tutta questa esperienza almeno qualcosa mi e' rimasto...
un discreto raffreddore, 250yuan ed un po' di foto che mi appresto a raggruppare e spedire sul blog.
Alla prossima!
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