A zonzo per Nanjing

Nanjing, primo venerdì sera.

E' un po' che giro, sono stato a mangiare in un ristorante italiano, qual miglior posto per conoscere forestieri come me e scambiare due chiacchiere? Pizza e tiramisu ottimi, e son qui da pochi giorni, non sono ancora in balia del food lag1, ho mangiato bene e ho scambiato due chiacchiere col proprietario e cuoco, Giuseppe. Sembra una persona in gamba, sarebbe interessante conoscere la sua, le sue storie... vive da 11 anni in Cina e da 9 a Nanjing, mi ricorda Rocco (il ristoratore di Napoli che c'è a Kunming), anche lui qua dal '98, si conoscono di nome, hanno amici in comune ma non si sono mai incontrati.
Ed io? ho incontrato diversi italiani ma non ho scambiato parola con nessuno di loro. Ero solo, non son certo io che mi autoinvito ad un tavolo se non in condizioni, come dire, alcolicamente alterate... e non era certo questo il caso. Ho consumato la mia ordinazione, ho salutato Giuseppe e come sono entrato sono uscito, alla ricerca della "scintilla" che facesse accendere la serata.
Ho vagato un altro po', ripensavo agli italiani all'estero, agli italiani in Italia, agli italiani.... cosa ci accomuna?2

la lingua ed il cibo direi, non mi spingerei oltre... ed anche su questi due aspetti resto comunque abbastanza scettico.
Comincio a pensare che ogni città, ogni società, consciamente o no, selezioni la sua immigrazione, il suo turismo, i suoi visitatori...
ripenso a Kunming, ci son stato bene per il suo habitat, sia autoctono che di recente immigrazione. Chiaramente più una realtà è grande e più ci vuole tempo per identificarne le culture, i movimenti, gli stili, le sue diverse anime.
E Nanjing è una città grande.
Non dispero di certo ma non penso neanche di essere sulla buona strada, forse è solo presto, sono le 23 e sono al Club 1912, il leggendario (come hanno scritto pure sull'insegna) club di Nanjing, o almeno, così dicono.
Sono seduto al bancone, bevo una bottiglietta di budweiser da 33cl, pagata 35 yuan... cara la vita, oramai son dentro, ne approfitto per rinfrescarmi, per ascoltare dell'ottima musica dal vivo eseguita mediocremente e... e... per far impazzire i cinesi...
Già... mi hanno visto entrare, ordinare, non scambiare una parola con nessuno, tirar fuori un taccuino e scrivere, scrivere, scrivere tanto... tutto quello che avete letto finora e che continuerete a leggere (se non vi state appallando).
La tipa dietro al bancone ha provato a sbirciare, così come il tipo che fa il vago ma non stacca gli occhi dal taccuino. Mi piace la parola taccuino, mi ricorda tacchino..
Inutile dire che tra le differenze linguistiche e la mia pessima grafia... scrivo criptato.
Mi è bastato seguire la coda dell'occhio ed incrociare per una frazione di milionesimo di secondo il suo sguardo per ritrovarmi a fare un brindisi, si è avvicinato, si è presentato e... nell'ordine... scrivo storie, un racconto, la mia serata... no, non sono un reporter... insegno... Nanjing University... si, italiano.... da 5 giorni.... alla salute!
Non è facile andare in giro da soli, avevo sottovalutato questo aspetto.
Il taccuino, tac-cu-i-no, il taccuino si sta rivelando un ottimo compagno di avventure anche in contesti per nulla avventurosi, come questo.
Resiste agli urti, resiste alle gocce di birra, caffè e cocktail, non prende virus, non gli si scarica la batteria, non pesa praticamente nulla e non richiede troppe attenzioni... il tac-cu-i-no.
Non scrivevo a mano da secoli e così con la scusa della scrittura.... quei miseri 33cl di birra sono scorsi lentamente... mondo spilorcio.
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e durante questa pausa, che vedete come dei semplici punti messi casualmente ho finito la birretta e né la musica, né i dolci sorrisi della tipa dietro al bancone, per altro molto carina, son sufficienti a trattenermi oltre, mi rimetto in cammino.
Domani non c'è scuola, stanotte niente taxi.


Note
1 a mo' del jet lag
2 [cfr] "Il medico spagnolo Michele Serveto ha descritto gli italiani come diversi tra loro in tutto: governo, lingua, costumi e tratti somatici. Ci unirebbe soltanto l'antipatia degli uni verso gli altri, la mancanza di coraggio in guerra e la spocchia verso gli ultramontani" daQ di Luther Blisset




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Commenti

grande tox!! anche io in cina

grande tox!!
anche io in cina sola, in una realtà un tantinello diversa (shuhe...), per motivi tesistici, ma anche io con il mio amico taccuino (io la chiamo agendina, sembra un nome-cognome) che mi aiuta mentre bevo "caffè" e mangio mele per strada...
bacio!
greta